L’accesso al fondo di rotazione NON è a costo zero !


Da qualche mese il Consiglio Comunale è stato investito di un argomento di vitale importanza per il futuro dell’Ente: la scelta del percorso necessario a risanare il bilancio che ormai presenta un costante squilibrio tra entrate e spese. Le cause di questo squilibrio sono tante e si sono certamente stratificate negli anni, ma è curioso assistere ad una costante fuga dalla responsabilità da parte dell’attuale amministrazione, che tutto vuol fare tranne che ammettere le proprie colpe nella vicenda. Eppure le promesse in campagna elettorale erano state tante, prima fra tutte quella di rendere la città un’eccellenza in tutta la Regione. Oggi si piange miseria e si alzano le braccia, il che disegna due diversi scenari, entrambi poco gratificanti per il Sindaco Materia: se il Sindaco faceva promesse senza conoscere la reale situazione finanziaria dell’Ente, ha dimostrato di esser inesperto e sprovveduto; se invece la situazione era già conosciuta in campagna elettorale, mentre faceva promesse stava di fatto prendendo in giro gli elettori. Scelga lui lo scenario che più lo aggrada.

Ma torniamo alla situazione finanziaria dell’Ente. Le scelte che l’Ente può compiere per rimettere in sesto il proprio bilancio sono tre:

  1. avviare un piano di riequilibrio senza accedere al fondo di rotazione;
  2. avviare un piano di riequilibrio accedendo al fondo di rotazione;
  3. procedere a dichiarare il dissesto dell’Ente. 

L’amministrazione spingeva per avviare un piano di riequilibrio accedendo al fondo di rotazione, ma il Consiglio ha deciso di procedere all’avvio del piano senza l’accesso al fondo. In un comizio di qualche giorno fa il Sindaco ha contestato la decisione del Consiglio, dicendo che è una scelta controproducente perchè il fondo di rotazione è come un prestito a tasso zero. E chi mai rifiuterebbe un prestito a tasso zero? Anche qui viene da chiedersi: il Sindaco è inesperto o mente agli elettori? Vediamo perchè.

Se l’Ente ricorre al fondo di rotazione, che è effettivamente un prestito che deve essere restituito lungo il periodo di durata del piano (10 anni per il nostro Ente), deve obbligatoriamente adottare delle misure molto pesanti che ricadono sulla cittadinanza. Questo perchè lo Stato, una volta che ti concede cospicui fondi, vuole assicurarsi che si tiri la cinghia.

E quali sono queste misure? Riepiloghiamole brevemente quelle principali:

  • l’Ente deve portare le sue aliquote d’imposta al massimo. Per Barcellona significherebbe un aumento della TASI pari ad 640.000 Euro annui, e 6.400.000 euro per l’intera durata del piano di riequilibrio. Per ogni famiglia significherebbe pagare 600 euro in più
  • l’Ente deve tagliare le spese per prestazioni di servizi di almeno il 10%, il che significa ridurre i servizi prestati ai cittadini se questi non potranno essere internalizzati
  • l’Ente deve vendere il proprio patrimonio immobiliare non utilizzato per fini istituzionali
  • l’Ente deve ridurre del 25% i trasferimenti e i contributi ad enti e associazioni.

E’ chiaro, quindi, che il prestito non è affatto “a tasso zero”, ma viene di fatto pagato dai cittadini. E lo si paga davvero salato se pensiamo che la somma massima che il Comune può ottenere è di circa 10 milioni di euro, che questa somma di solito viene ridotta (perchè i soldi non bastano per tutti) e che a fronte di questa somma i cittadini pagheranno 6 milioni e 400mila euro di maggiori imposte (senza contare i tagli dei servizi). Se fosse un prestito erogato ad un privato, sarebbe un prestito a tassi usurari.

E’ per questo che il Consiglio ha scelto di non ricorrere al prestito. Se, come il Sindaco dice, la situazione di Barcellona è migliore di quella di tanti altri comuni, si riequilibri il bilancio senza gravare ulteriormente sui cittadini. Se invece così non è, tanto vale scegliere la via del dissesto che è, paradossalmente, meno dolorosa e più rapida per tutti.

Ma il Sindaco Materia prosegue ostinato per la sua strada, sempre più solitaria, in una città immaginaria che vede soltanto lui.


Consigliere comunale, capogruppo di Avanti con Fiducia, membro storico del Movimento Città Aperta.

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